“Mensa dei Poveri”, per Lara Comi esclusa la corruzione in Appello, riformata la sentenza di primo grado

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Lara Comi assolta in appello: pena scende a un anno nel caso “Mensa dei Poveri”

La Corte d’Appello di Milano ha pronunciato una sentenza giudiziaria che segna una svolta significativa nel procedimento penale noto come “Mensa dei Poveri”, una delle principali inchieste giudiziarie riguardanti presunti sistemi corruttivi e nomine pilotate nella politica lombarda. Dopo oltre sette anni di iter giudiziario, l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi è stata assolta in appello dall’accusa di corruzione e da uno degli episodi di truffa contestati nel corso del processo.

La sentenza della Corte d’Appello, emessa alla presenza di 14 imputati originari, comporta una riduzione drastica della pena per Comi, che in primo grado era stata condannata a 4 anni e 2 mesi di reclusione. In secondo grado, invece, la pena è stata ridimensionata a un anno di reclusione con sospensione c una multa di 500 euro.

Motivi dell’assoluzione e attenuanti

I giudici hanno da una parte riconosciuto per Comi l’attenuante del risarcimento equivalente all’aggravante; dall’altro l’hanno assolta dalla corruzione – su richiesta della procura generale per una questione procedurale sorta dopo l’acquisizione di alcune chat all’epoca dell’inchiesta – e da una delle truffe ai danni della Ue.

Il contesto giudiziario del caso

Il processo “Mensa dei Poveri” ha avuto una lunga evoluzione giudiziaria. La sentenza di primo grado aveva visto 62 imputati sul banco degli accusati, con la condanna di 11 di queste. Successivamente, oltre a Comi, sono stati scagionati il giornalista ai tempi suo portavoce, Andrea Aliverti; l’avvocatessa civilista Maria Teresa Bergamaschi; l’ex consigliere comunale di Busto Arsizio ed ex segretario provinciale di Forza Italia, Carmine Gorrasi; l’ex parlamentare in quota Forza Italia, Diego Sozzani.  Sono state inoltre confermate le assoluzioni già disposte nel 2023, come quelle dell’ex consigliere comunale milanese ed ex vice coordinatore di FI, Pietro Tatarella; del patron della catena dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni; e di Mauro De Cillis, ex responsabile operativo di Amsa, l’azienda milanese dei servizi ambientali.

Le reazioni di Comi e della difesa

Dopo il verdetto, l’ex eurodeputata ha commentato: “Le mie, dopo 7 anni, sono lacrime di gioia perché è stato stabilito oggi che ‘il fatto non sussiste’. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò, anche in Cassazione, a dimostrare la mia innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese, di cui sono orgogliosa, ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione”. Soddisfatti anche i difensori di Comi, l’avvocato Antonio Bana e il professor Gianluca Varraso, che hanno evidenziato come il verdetto abbia “inabissato” l’indagine della Dda visto che sono state cancellate, eccetto tre, le altre condanne di primo grado.